Nel mio lavoro clinico utilizzo il termine neuroatipicità per descrivere modalità di funzionamento che si discostano da ciò che è considerato neurotipico.
Nel linguaggio comune, queste stesse condizioni vengono spesso indicate con il termine neurodivergenze, nato in ambito sociale per sottolineare il valore delle differenze individuali.
In questa pagina mi limiterò a fare alcune riflessioni.
SPETTRO AUTISTICO LIVELLO 1 ( ASPERGER)
L'autismo con livello 1 di supporto negli adulti è l’ambito di cui mi occupo clinicamente.
Rappresenta un modo specifico di funzionare che influenza il modo in cui una persona percepisce, interpreta, vive e risponde al mondo.
Questo funzionamento è legato a una diversa organizzazione neurobiologica: le stesse aree del cervello presenti in tutti, ma che si attivano, si coordinano e comunicano tra loro in modo diverso.
Quindi essere autistici non è una scelta, un capriccio o qualcosa che può essere modificato con la sola volontà.
Quando si parla di autismo, spesso si pensa a immagini stereotipate e ben riconoscibili (dal bambino genio della matematica, all'adolescente nerd informatico, fino all'adulto che non parla e che non và toccato).
Invece le criticità degli adulti con autismo livello 1 spesso restano invisibili perchè queste persone hanno imparato ad adattarsi.
Ma questo continuo ( e non sempre consapevole) adattamento ha un prezzo enorme e porta ad una condizione di quasi quotidiano sovraccarico del sistema corpo–mente.
È come guidare per ore nel traffico: si arriva a destinazione, ma con il corpo in tensione e la mente esaurita.
Quando questo stato si accumula senza possibilità di recupero, il sistema può reagire in modi diversi.
A volte la tensione resta sotto traccia e si lascia che si accumuli, diventando stanchezza profonda, irritabilità costante, senso di vuoto o insoddisfazione.
A volte è come se “saltasse la corrente”: l’energia emotiva esce tutta insieme.
Altre volte, al contrario, è come se tutto si spegnesse: il corpo si ritira, la mente si chiude, le parole non arrivano.
Alcune persone, nel tentativo di abbassare questa attivazione interna, trovano modi per “silenziare” il sistema: attraverso il cibo, attraverso sostanze, attraverso comportamenti che nel breve termine calmano, ma che nel lungo periodo creano ulteriori effetti collaterali negativi.
→ Tutto questo non accade per mancanza di forza o di volontà, ma perché il sistema è stato esposto troppo a lungo a condizioni non sostenibili.
→ Il punto non è se una persona riesce a funzionare, ma quanto deve pagare, ogni giorno, per riuscirci.
Ma oltre alle criticità, essere Asperger ha anche indubbi punti di forza.
È come avere una lente che mette a fuoco in modo molto preciso, oppure un sistema che tende naturalmente alla profondità e alla complessità, più che alla superficie.
Può significare entrare nelle cose in modo intenso, cogliere dettagli che altri non vedono, mantenere una coerenza interna molto forte, vivere interessi e valori con profondità e autenticità.
Le difficoltà o le risorse associate a questo funzionamento non dipendono solo dalla persona, ma anche dal contesto in cui vive.
È come mettere una pianta in un terreno non adatto: può sembrare fragile, ma non è la pianta a esserlo, è il terreno che non le permette di crescere.
Allo stesso modo, ciò che viene percepito come “deficit” o come “abilità” nasce dall’incontro tra un certo modo di funzionare e un ambiente che può essere più o meno sintonizzato.
Un ambiente flessibile, comprensivo e prevedibile può ridurre significativamente la fatica e permettere alle risorse di emergere.
Un ambiente rigido o non sintonizzato può, invece, amplificare il senso di difficoltà.
→ In questa prospettiva, non si tratta solo di adattare la persona all’ambiente,
ma anche di comprendere quale ambiente permetta a quella persona di funzionare meglio.
→ L’obiettivo del lavoro clinico è comprendere il funzionamento e costruire condizioni, interne ed esterne, che rendano la vita più sostenibile e coerente con sé.
ADHD
ADHD è l’acronimo di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.
Questo funzionamento è legato a una diversa organizzazione neurobiologica: le stesse aree del cervello presenti in tutti, ma che si attivano, si coordinano e comunicano tra loro in modo diverso.
Quindi essere ADHD non è una scelta, un capriccio o qualcosa che può essere modificato con la sola volontà.
Oggi sappiamo che l'ADHD è una diversa capacità operativa del 'Direttore d'Orchestra' del cervello: il sistema delle Funzioni Esecutive.
Le funzioni esecutive sono l’insieme di capacità che permettono di organizzare, avviare, mantenere e regolare le azioni nel tempo.
Sono ciò che consente, nella vita quotidiana, di passare da “so cosa dovrei fare” a “riesco davvero a farlo”.
Torniamo al direttore d’orchestra, non è lui a suonare gli strumenti, ma coordina:
quando iniziare
cosa viene prima e cosa dopo
quanto tempo dedicare a ogni cosa
quando fermarsi
Quando questo sistema funziona bene, tutto sembra fluire.
Ma nelle persone ADHD, funziona in modo diverso, gli strumenti ci sono ma fanno fatica a suonare insieme perchè questo “direttore d’orchestra” fatica a coordinare in modo stabile e prevedibile.
È un po’ come:
avere un’auto molto potente, ma con un acceleratore e un freno difficili da modulare
avere un’agenda piena di impegni, ma senza qualcuno che aiuti a metterli in ordine
sapere perfettamente cosa fare, ma non riuscire ad “agganciare” l’azione
Una persona può:
sapere che deve uscire alle 8:00 e ritrovarsi alle 7:55 ancora non pronta
avere una giornata libera e non riuscire a iniziare nulla fino a quando non diventa urgente
iniziare più attività contemporaneamente e lasciare tutte a metà
avere una scadenza importante… e attivarsi solo all’ultimo momento
Molte persone ADHD:
sanno cosa dovrebbero fare
capiscono perfettamente le priorità
hanno buone capacità cognitive
→ ma fanno fatica a trasformare questa consapevolezza in azione a causa del funzionamento del loro cervello.
Questo funzionamento rappresenta un deficit reale.
Non perché la persona “non sia capace”, ma perché il sistema che organizza e regola le azioni non è automaticamente e stabilmente disponibile.
Per questo motivo, diventa fondamentale portare fuori dal cervello alcune funzioni esecutive, costruire all’esterno quel “direttore d’orchestra” che internamente fatica a essere stabile.
Allo stesso tempo, questo stesso funzionamento può portare con sé aspetti di grande valore:
una mente rapida, intuitiva, capace di cogliere connessioni non immediate
una forte creatività, pensiero divergente e capacità di uscire dagli schemi
energia, intensità, passione quando qualcosa è significativo
Quando l’ambiente diventa più adatto e le funzioni esecutive vengono “esternalizzate” in modo efficace, molte persone ADHD non solo compensano le difficoltà, ma esprimono una unicità che può diventare una risorsa autentica nella propria vita personale e professionale.
ALTO POTENZIALE COGNITIVO (APC)
Con Alto Potenziale Cognitivo si fa riferimento a un funzionamento caratterizzato da abilità cognitive superiori alla media.
Nel linguaggio comune si parla anche di plusdotazione o giftedness.
Spesso viene associato a un QI elevato, ma in realtà comprende anche:
pensiero rapido e complesso
capacità di cogliere più livelli di significato
creatività e originalità
forte intensità nelle esperienze emotive
È estremamente raro essere una persona APC 'puro' ovvero, nella quasi totalità dei casi, esso si associa alle altre condizioni di neuroatipicità.
Una persona APC 'puro' non vive nessuna difficoltà nella propria vita, né in ambito sociale, né in quello scolastico o lavorativo, né in aspetti legati ad attenzione od impulsività, né in aspetti di ipersensibilità emotive - che sono tutti tratti legati alla compresenza o co-occorrenza di altre neuroatipicità, e quindi solitamente non ha motivo di rivolgersi ad un professionista della salute mentale per chiedere aiuto o supporto.
Se ti riconosci nell'Alto Potenziale Cognitivo e vivi una situazione di disagio, sarà importante approfondire anche altri aspetti di neuroatipicità.
DISTURBI SPECIFICI DELL'APPRENDIMENTO - DSA
DSA è l’acronimo di Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
Si tratta di condizioni che riguardano alcune abilità coinvolte negli apprendimenti scolastici, in presenza di un funzionamento cognitivo nella norma.
In particolare, comprendono:
dislessia → difficoltà nella lettura
discalculia → difficoltà nel calcolo
disortografia → difficoltà nella correttezza della scrittura
disgrafia → difficoltà grafiche nella scrittura, che può risultare poco leggibile
I DSA vengono più frequentemente individuati in età scolare, proprio perché emergono nel contesto degli apprendimenti (lettura, scrittura, calcolo), dove queste abilità sono maggiormente richieste e osservabili.
Tuttavia, non sempre vengono riconosciuti precocemente.
Alcune persone arrivano a una diagnosi solo in età adulta, spesso dopo anni in cui hanno sperimentato fatica nello studio, nell’organizzazione o in attività che richiedono queste competenze.
Anche nei DSA, le difficoltà non riguardano l’intelligenza, ma modalità specifiche di funzionamento.
Per questo motivo, molte persone sviluppano strategie di compensazione che permettono loro di affrontare le richieste della vita quotidiana, talvolta a costo di un maggiore dispendio di energia.
DISPRASSIA
La disprassia è una condizione che riguarda le abilità motorie, in particolare la coordinazione, la pianificazione dei movimenti e l’equilibrio.
Può interessare sia le abilità manuali sia i movimenti più globali del corpo
Nella vita quotidiana può tradursi in difficoltà che impattano attività pratiche come:
praticare sport
utilizzare oggetti di uso comune (ad esempio posate o strumenti manuali)
svolgere azioni quotidiane che richiedono coordinazione (come organizzare movimenti in sequenza, ad esempio imbustare la spesa)
È importante sottolineare che questo non significa non essere in grado di svolgere queste attività.
Piuttosto, la persona può riuscirci, ma con un dispendio di energia, attenzione e fatica significativamente maggiore rispetto alla media.
Proprio perché molte persone sviluppano nel tempo strategie di adattamento, la disprassia può non essere immediatamente riconosciuta, soprattutto in età adulta.
Tuttavia, può contribuire a una sensazione persistente di fatica nelle attività quotidiane.
Nell’adulto, la valutazione della disprassia è di tipo clinico.
Ad oggi non esistono strumenti standardizzati o interviste specifiche dedicate esclusivamente a questa condizione, per cui la comprensione del funzionamento si basa su un’attenta analisi della storia e delle difficoltà riportate dalla persona.